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Sindrome Allergica Orale
Una bambina con una forte allergia ai pollini dell’ambrosia si lamentava tanto con la sua mamma che, ogni volta che mangiava il melone o la banana, avvertiva un forte prurito al palato e alla gola. La mamma riteneva che fosse un problema psicologico. Tuttavia, da alcuni anni sappiamo che sintomi di questo tipo, scatenati dal cibo, sono inquadrabili nella cosiddetta Sindrome Allergica Orale. Adulti e bambini, che soffrono di rinite allergica da allergia ai pollini delle graminacee e di alcuni alberi (betulla, ecc.), possono avere sintomi quando mangiano cibi, quali frutta e verdura fresca e frutta secca.
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Reazioni crociate tra pollini e alimenti
La sindrome allergica orale è causata da allergeni presenti sia nei pollini sia in alcuni cibi freschi. I cibi più frequentemente coinvolti nella sindrome allergica orale sono elencati nella tabella.
Frutta e verdura fresca e frutta secca più frequentemente associate alla sindrome allergica orale
Frutta
Mela, albicocca, banana, melone, ciliegia, arancia, pesca, pera, anguria
Verdura
Carota, sedano, prezzemolo, patata, pomodoro
Frutta secca
Nocciola, semi di finocchio e di girasole
I sintomi della sindrome allergica orale si manifestano 5-30 minuti dopo il contatto del cibo con le labbra e la bocca, determinando prurito e gonfiore delle labbra, della lingua, del palato e della gola. Nel 13% dei casi la sindrome allergica orale si associa ad edema della glottide e nel 2% a shock anafilattico.
Poiché gli allergeni responsabili della sindrome allergica orale di solito sono distrutti dal calore e dalla cottura, le persone affette abitualmente possono mangiare frutta e verdura cotta o in scatola. Per esempio, un soggetto allergico può presentare prurito alla lingua e al palato quando mangia una mela, ma può mangiare senza sintomi le mele cotte o una torta di mele.
La sindrome allergica orale può manifestarsi anche senza la contemporanea presenza di allergia ai pollini. Infatti, la contemporanea allergia a pollini e al cibo varia dal 20 al 70%, secondo il tipo di polline. L’associazione allergia ai pollini/sindrome allergica orale è più frequente nell’allergia alla betulla e quando ci sono varie allergie (più di due) ai pollini. Spesso la sindrome allergica orale si manifesta per vari tipi di frutta appartenenti alla stessa famiglia; per esempio, è stata descritta un’allergia a pesca, albicocca, prugna e ciliegia, contemporaneamente.
Nella tabella sono riportate le associazioni più frequenti.
Associazioni più frequenti tra allergia a pollini e sindrome allergica orale
Allergia a polline Allergia a cibo nella sindrome allergica orale
betulla mela, sedano, kiwi, nocciole
ambrosia banana, melone, anguria, cetriolo, zucca
Diagnosi e terapia
Di solito un’accurata storia clinica dei sintomi allergici è sufficiente a fare la diagnosi di sindrome allergica orale. Le prove allergiche cutanee con estratti commerciali per alimenti e la ricerca delle IgE specifiche nel sangue (impropriamente chiamato RAST) sono spesso negative, perché gli allergeni alimentari sono poco stabili. In caso di sospetta allergia alimentare, il test cutaneo deve utilizzare la frutta o verdura fresca sospetta ( cosiddetto test prick by prick ) pungendo con la lancetta l’alimento fresco e subito dopo la cute del paziente.
Per prevenire i sintomi, è necessario evitare di mangiare gli alimenti a cui si è allergici, specialmente durante la stagione dei pollini. Sia il raffreddore allergico sia la sindrome allergica orale si trattano bene con gli antistaminici. In caso di sindrome allergica orale, la terapia antistaminica va iniziata ai primi sintomi e con un dosaggio elevato (almeno due compresse insieme di antistaminico di nuova generazione in unica somministrazione).
Settembre 2008 - Prof. Andrea Siracusa
Direttore dell'Allergologia Professionale e Ambientale dell'Università di PERUGIA
Presidente di AMA (Associazione Malati Allergici) - regione Umbria
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Le allergie e il medico di base
Si potrebbe iniziare con una frase a effetto: “allergici si nasce ma si diventa”, a indicare che lo stato allergico è un abito biologico, ma che tale abito dobbiamo fare di tutto per conservarlo ben sotto chiave nel guardaroba, sì che il possessore non lo indossi mai o lo dismetta quanto prima. Fuor di metafora, agire in modo che il paziente potenzialmente allergico lo resti anche di fatto, senza che il problema emerga – o emerga il meno possibile – sul piano clinico.
Di sfuggita si può accennare al fatto che l’allergia, almeno così come viene circoscritta, è un esito fisiopatologico dell’ingresso nell’organismo di qualche sostanza che l’organismo stesso non tollera e verso la quale sviluppa una reazione che viene detta appunto allergica. Naturalmente il campo delle allergie non comprende tutte le intolleranze, ma solo quelle in cui sono coinvolti certi meccanismi anticorpali, di cui non è questa la sede d’illustrazione. Una nota intolleranza non allergica è il favismo, severa anemia emolitica per esposizione a componenti della fava, provocata dalla carenza nei globuli rossi di un enzima (la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi).
Un dubbio che spesso emerge è se l’allergia sia legata più a prodotti naturali o artificiali. Non ho dati statistici, ma lo stato disreattivo può svilupparsi nei confronti sia degli uni che degli altri. Il semplice stato di natura, insomma, che per tanti aspetti è preferibile, qui non è garanzia d’innocuità. Si pensi alle allergie ai pollini, che sono tutti naturali. Tuttavia la presenza massiccia in tanti campi degli additivi più svariati, di conservanti, di coloranti, di prodotti per la cosmesi, di integratori ecc., può causare un effetto di somma se non di moltiplicazione. Da non trascurare poi, per quanto riguarda la facilitazione d’ingresso, la presenza di sostanze inquinanti nell’atmosfera, nonché di particelle solide inalabili sospese sotto forma di fumi o di nebbie. Tutti questi, compreso il fumo di sigaretta, possono alterare il delicato equilibrio della mucosa respiratoria compromettendo l’efficacia degli anticorpi secretori (IgA), dotati in genere di azione protettiva, deviando la risposta dei macrofagi (prima difesa), ingorgando la funzione delle cellule mucipare, e determinando, alla fine, uno stato infiammatorio cronico che facilita l’ingresso di antigeni allergizzanti, al quale fa seguito la produzione di anticorpi tipicamente reaginici (IgE e altri). Qualcosa di simile si verifica a livello intestinale, dove una dieta scarsamente probiotica può facilitare stati irritativi cronici, favorendo l’ingresso di allergeni, sia naturali sia artificiali.
Quanto detto risponde già in parte alla questione di quali siano le sostanze maggiormente allergizzanti e quali vie percorrano per introdursi nel nostro organismo. Per sintetizzare, semplificare, e in parte ribadire, diciamo che le principali vie d’ingresso sono anzitutto quella respiratoria: allergeni inalanti, tra cui pollini, ma anche acari, epiteli di animali ecc. V’è poi quella digestiva: allergeni alimentari o farmaci o additivi, ad espressioni disreattive molteplici, comprese, ad esempio, l’orticaria o l’asma. E ancora, quella cutanea (allergeni da contatto): le sostanze più coinvolte sono quelle prodotte industrialmente, e spesso si tratta di sostanze artificiali. Si va da prodotti per l’abbigliamento a cosmetici e detergenti, prodotti per le attività più varie e presidi di ogni genere (si pensi ai guanti di lattice). Naturalmente vi sono anche altre vie, e tra queste si possono ricordare quelle complesse percorse dai parassiti (es. Echinococco), o quelle delle allergie ai farmaci, di cui la più pericolosa è quella parenterale (iniettiva).
Le forme cliniche più rilevanti vanno dalla rinocongiuntivite allergica, all’asma, alla bronchite cronica ostruttiva, per quanto riguarda l’apparato respiratorio; dall’orticaria alla dermatite da contatto, passando per un’infinita gamma di forme minori, per quanto concerne la cute; da lievi disturbi a vere e proprie sindromi da malassorbimento, per quanto riguarda l’intestino. Non mi stanco di sottolineare che la via d’ingresso non coincide sempre e necessariamente con l’apparato coinvolto nell’allergia.
Di fronte a un paziente allergico, o sospetto tale, che fare? La domanda non si riferisce alla terapia dell’evento patologico in sé, che va trattato il più rapidamente e il più efficacemente possibile. Ha a che fare invece con la problematica della diagnosi il più possibile precisa e corredata, della prevenzione e dell’eventuale terapia più o meno a lungo termine.
Un primo punto da considerare è che tale paziente non sempre si presenta con i sintomi specifici dell’allergia palese. Se sviluppa una sindrome oculorinitica in presenza di Parietaria o un’orticaria dopo aver ingerito fragole, la diagnosi è certa. Ci troviamo di fronte a un quadro clinico cosiddetto patognomonico. A volte, però, e forse più spesso, i sintomi sono sfumati e di non agevole interpretazione. Possiamo allora parlare di sintomi guida, per i più vicini a quelli patognomonici, o di sintomi incerti o di semplice sospetto. In ogni caso, la necessità della diagnosi integra da un lato l’opportunità di un iter logico di accertamenti più o meno complessi, e dall’altro intercetta il vissuto del paziente con il suo sgradito stato clinico (a volte molto “sgradito”), le sue aspettative, le preoccupazioni, i timori, le ansie, il legittimo desiderio di sapere, di andare fino in fondo. Nessuno di questi fattori è da sottovalutare.
È a questo punto che nella diade paziente-medico di base, all’atto di prendersi effettivo carico della situazione e di formulare un itinerario di diagnosi conteso fra quasi-certezza, semplice sospetto o incertezza, si insinua il dubbio su quanto e che cosa chiedere al laboratorio o che tipo di quesito porgere allo specialista. Tenendo conto che fra clinica e laboratorio può esservi concordanza o discrepanza, anche variabile nel tempo, è meglio cercare la corroborazione o la falsificazione dell’ipotesi di allergia? Il dubbio non è vano, perché se è la corroborazione che si cerca, significa che la diagnosi è quasi fatta, il quesito sarà “puntiforme”, e il disagio, anche economico, per il paziente o per il “terzo pagante”, ridotto al minimo. Nel caso contrario (falsificazione), la ricerca non può che essere assai più ampia e dispendiosa, anche in termini economici.
È qui che dovrebbe inserirsi l’intervento dello specialista come terzo polo di una triade virtuosa, e la sua competenza, rispetto alla relativa “ignoranza” del medico di base, dovrebbe porsi come momento di solidale funzione sussidiaria e non come snodo polemico di prestazioni magari superficiali a fronte di richieste ritenute non congrue. Esiste un criterio per evitare che lo specialista si riduca a mero consulente di lettura o fornitore di dati probanti e confutanti? Nell’integrazione del giudizio clinico, qual è il giusto equilibrio tra il giudizio a priori (ipotesi) e giudizio a posteriori (diagnosi)? È preferibile ampliare i casi o selezionare le ipotesi? È evidente che le difficoltà del medico di base (inquadramento) e dello specialista (esecuzione, costo e organizzazione del servizio) debbono trovare il criterio di equilibrio nella percezione di essere in orbita intorno al paziente, e di tutto predisporre nell’unico interesse di questo.
Quanto alla gestione nel tempo (follow-up), questa va tecnicamente pensata sullo sfondo di alcune basilari considerazioni. Non bisogna dimenticare che le allergie sono severi condizionanti dello stato di salute (di benessere) nel suo complesso, e che gli stessi trattamenti possono avere effetti sia positivi che negativi sulla globalità dello stato psicofisico. Particolare attenzione dunque va portata all’individuazione e al contrasto dei moventi scatenanti o peggioranti. Né è da trascurare la circostanza che la stessa terapia del paziente allergico, distribuita fra trattamenti desensibilizzanti, patogenetici e sintomatici, è tuttora intralciata da difficoltà amministrative e burocratiche: si pensi alle limitazioni – che a volte sono pretesto di fuga dall’alleanza terapeutica – alle quali sono sottoposti i trattamenti con antistaminici e antileucotrienici, nonché alla quasi impossibilità di utilizzo degli steroidi topici in caso di forme cutanee.
Un centro unificato e bene organizzato di servizio multifunzionale, comprendente fra l’altro anche il dietologo, potrebbe essere un avvio alla soluzione delle principali difficoltà che rendono ancora ardua la doverosa gestione nel tempo di questi pazienti.
Settembre 2008 – Dr. Giovanni Zamponi
Medico di Medicina Generale – FERMO
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Asma e altre malattie allergiche, frequenza e cause principali. Il ruolo del volontariato
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L’asma e la rinocongiuntivite sono malattie molto frequenti e sono molto aumentate negli ultimi 40-50 anni. L’asma e la rinocongiuntivite molto spesso sono dovute ad allergia ai pollini, agli acari della polvere e agli animali domestici. L’inquinamento atmosferico può accentuare i sintomi dell’asma, ma non causa un aumento di frequenza dell’asma. Inoltre, ci sono molti fattori scatenanti l’asma, quali aria fredda, nebbia, infezioni respiratorie virali, sostanze irritanti, ecc. Per la diagnosi d’asma è necessario fare, oltre alla visita medica, la spirometria e le prove allergiche. La terapia, basata su corticosteroidi e broncodilatatori per via inalatoria, di solito è efficace e ben tollerata. Le associazioni di volontariato hanno un ruolo molto importante per l’informazione dei pazienti e per difendere i loro diritti.
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Aprile 2008 - Prof. Andrea Siracusa
Direttore dell'Allergologia Professionale e Ambientale dell'Università di PERUGIA
Presidente di AMA (Associazione Malati Allergici) - regione Umbria
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Stress e allergie
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Lo stress rientra nell'area di quella parte della medicina che viene definita psicosomatica e che per quello che riguarda la psichiatria si riferisce alla psichiatria psicosomatica ove lo stress viene definito come la risposta psico-neuro-endocrino-immunologica ad uno stimolo esterno distinguendo tra lo stress "buono" o "eustress", e lo stress "cattivo" o "distress": questo è l'insieme di quei fattori psicosociali che in cronico possono avere un peso nel determinare uno scompenso ed una rottura di quell'equilibrio bio-psico-sociale che costituisce il modello olistico di approccio integrato alla persona. Così come altre malattie anche le allergie devono essere considerate in una prospettiva multifattoriale in cui gli aspetti organici, psicologici e sociali-interpersonali interagiscono variamente tra loro. Le terapie devono necessariamente prendere in considerazione tutti questi aspetti e ritengo che sarebbe interessante utilizzare lo strumento gruppale in quanto questo, attraverso uno spazio-tempo per la comunicazione, potrebbe fornire uno strumento terapeutico innovativo ed adeguato per affrontare gli aspetti psicologici e relazionali delle allergie.
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Aprile 2008 - Dr. Stefano Polimanti
Dirigente Psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale di FERMO
Psicoterapeuta Gruppo Analista
Docente di Psicopatologia dell’Istituto di Roma della Scuola C.O.I.R.A.G.
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L’anziano e le allergie
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Il 20% della popolazione soffre di allergie e queste sono presenti anche nelle persone ultrasessantacinquenni con un tasso inferiore agli under18 ma uguale a quelli degli adulti (5-8%) solo che negli anziani con pluripatologie spesso l’allergia, quando non è grave, non e’ riconosciuta, non è segnalata ed è confusa con altre patologie presenti. Oltre alle classiche allergie, nell’anziano bisogna considerare le ADR (reazioni avverse da farmaci) nuovo fenomeno in crescente aumento per il notevole uso dei farmaci spesso inappropiati. Fra il 2 e l’8% della popolazione presenta delle ADR; il 3-5% dei ricoveri ospedalieri è da correlare ad ADR; il 15-30% degli utenti ospedalizzati per altri motivi, presenta nel corso della degenza ADR. Il tutto ha dei risvolti clinici, assistenziali, sociali nonché economici allarmanti. |
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Aprile 2008 - Dr. Demetrio Postacchini
Direttore dell’Unità Operativa di Geriatria dell’INRCA di FERMO
Presidente Regionale della Società Italiana dei Geriatri Ospedalieri
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Allergie alle forfore animali
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Il continuo contatto con forfore animali, specie in soggetti che hanno familiari allergici, predispone a diventare allergici. Pertanto particolarmente a rischio sono soggetti che hanno animali in casa o che per motivi di lavoro debbono essere a contatto continuo con animali: veterinari, ricercatori, venditori di animali di piccola taglia.
Questo tipo di allergia è spesso responsabile di asma bronchiale. Molto frequente è l’allergia a cane e gatto, data l’elevata frequenza con cui questi animali vivono nelle nostre case. Frequente è anche la allergia al criceto, al coniglio, al cavallo nei soggetti che sono a contatto con questi animali. Le forfore degli animali persistono nell’ambiente chiuso per mesi dopo l’allontanamento dell’animale. Quelle del gatto si insinuano nei vestiti, nei tappeti, nelle tende. Pertanto, nei soggetti allergici alla forfora del gatto, è bene evitare visite di soggetti che hanno contatti stretti con l’animale. In soggetti quindi con allergie familiari o che hanno già una allergia, il contatto continuo con un animale, predispone alla sensibilizzazione. Nei casi in cui sia impossibile allontanare l’animale è possibile effettuare un vaccino. |
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Ottobre 2007 – Dr. Lorenzo Bonanni
Responsabile di Allergologia dell’Ospedale “Murri” di FERMO
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Allergie ai pollini
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Le allergie ai pollini rappresentano più della metà delle allergie. I cambiamenti climatici ed atmosferici hanno in genere aumentato la quantità e la durata di produzione dei pollini. Sono aumentate le allergie ai pollini di piante quali il cipresso, il ginepro, la betulla, il nocciolo, l’olivo. Il periodo di impollinazione delle piante è in genere, ad eccezione dell’Olivo che impollina in Maggio-Giugno, in tardo inverno. Particolarmente pericolosa è l’allergia al polline di parietaria sia per il lungo periodo di impollinazione ( da Aprile a Novembre), sia per il fatto che il polline è tra i più piccoli tra quelli che provocano allergie. Ciò permette a questo polline di penetrare in profondità nelle vie aeree e dare asma bronchiale. La Parietaria è una pianta perenne molto ben adattata ai nostri territori, di difficile eliminazione sia per la facilità di attecchimento sia perché il territorio è ricco di mura antiche. Inoltre è molto resistente ai diserbanti. Molto frequente è anche l’allergia al polline di Graminacee sempre presenti nelle zone temperate. Piante annuali ma con grande adattamento e capaci di vivere anche in terreni poveri. Molto diffuse in Italia, esse costituiscono il principale componente di prati, praterie, pascoli, terreni incolti, scarpate, cigli delle strade. Massima impollinazione all’inizio dell’estate e capacità di dare rinite e congiuntivite. Anche il polline delle Composite ( artemisia, dalia, girasole, crisantemo, margherita, camomilla,dente di leone) non ci risparmia allergie, esso è presente in dosi elevate a fine estate-inizio autunno. Anche l’Ambrosia appartiene alle composite; è una pianta dal polline molto allergizzante, ma è presente solo al Nord Italia, dove rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria. |
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Ottobre 2007 – Dr. Lorenzo Bonanni
Responsabile di Allergologia dell’Ospedale “Murri” di FERMO
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Le Allergie
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Noi figli della cultura greca, che ha inventato la filosofia, siamo pervasi dai perché.Perché esistono le malattie?Perché alcune malattie compaiono improvvisamente nella storia dell’umanità? Perché altre tendono a scomparire?E perché altre ancora, come le allergie, si stanno incrementando in modo esponenziale?Si sta facendo largo il concetto di malattia intesa come “malattia evoluzionistica”.
La malattia cioè vista come una discrepanza tra l’evoluzione biologica degli esseri viventi e il modo in cui essi vivono. La malattia dunque come espressione di un modo di vivere in contrasto con la evoluzione biologica dell’uomo.
La cura della malattia sarebbe, pertanto, nel saper rispettare quella che è stata l’evoluzione dell’uomo cercando di farlo vivere in sintonia con gli equilibri biologici dell’ambiente.
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Ottobre 2007 – Dr. Lorenzo Bonanni
Responsabile di Allergologia dell’Ospedale “Murri” di FERMO
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